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16 May 2012 @ 11:55 am
Lascia che venga il mattino.  
Titolo: Lascia che venga il mattino
Fandom: Axis Powers Hetalia
Personaggi: Sacro Romano Impero, Italia/Chibitalia
Rating: giallo
Conteggio parole: 719 (fdp)
Genere: generale, malinconico, songfic
Avvertenze: angst, morte di un personaggio
Riassunto: La polvere che copriva i suoi abiti non era più quella dei campi di battaglia, ma quella dei libri di storia, quella dei trattati, vergati in bella scrittura e firmati in calligrafie svolazzanti – anche dal suo ultimo imperatore che, ormai, lo aveva abbandonato.
Lo avevano ucciso le punte di quelle penne, non le lame delle spade.

Note: secoli fa (più di un anno e mezzo fa, oddio), masuko mi aveva dato un prompt: una storia con Sacro Romano Impero, avvertimento "angst", che parlasse magari del momento in cui capiscono che non si rivedranno. Avevo degli appunti qua e là, ma non mi convincevano mai e non l'ho mai finita. Finché ieri mi sono decisa e ho messo insieme il tutto, perché se tanto mi dà tanto non l'avrei mai più pubblicata, visto che continua a non convincermi, ma tant'è! Partecipa inoltre allo Zodiaco Challenge @ fiumidiparole, come storia con "angst" tra gli avvisi.
La canzone a cui si ispira la fanfiction è "Let there be morning" © The Perishers






Now the end is drawing near
I can’t believe it’s finally here
Take some time to pray for me
For what will be

Let the sun rise
Let the birds sing
Let there be light
Let there be morning
I don’t know how
I made it till now
Let there be light
Let there be morning

Hello future goodbye past
Now each breath can be my last
Will I see another dawn?
Will I be reborn?




Era coperto di sangue e polvere, le ciocche bionde impastate sulla fronte in grumi scomposti.

La polvere che copriva i suoi abiti non era più quella dei campi di battaglia, ma quella dei libri di storia, quella dei trattati, vergati in bella scrittura e firmati in calligrafie svolazzanti – anche dal suo ultimo imperatore che, ormai, lo aveva abbandonato.
Lo avevano ucciso le punte di quelle penne, non le lame delle spade.

Giaceva scomposto in aperta campagna, abbandonato sotto un cielo dove le ultime stelle notturne andavano spegnendosi una dopo l'altra, svanivano al ritmo sempre più lento dei battiti del suo cuore.

Non glielo aveva forse detto detto, lei, che sarebbe andata così? Che aveva già visto Impero Romano sparire in condizioni misere...
Il sogno iniziato un millennio prima era ormai finito, ancora una volta.
Le sue dita si richiusero debolmente ad afferrare il terriccio sotto di lui.

Chissà se lei stava piangendo, ora.
Chissà che cosa le sarebbe capitato, sballottata qua e là da potenze più grandi di lei.
Conoscendola, avrebbe pianto - era certo di questo. Sacro Romano Impero non era mai stato bravo a farla sorridere, purtroppo; era stato bravo a farla spaventare, a farla preoccupare, a farle spuntare le lacrime agli occhi, invece, questo sì.

La nazione che sarebbe risorta in quelle che erano le sue stesse terre... avrebbe mai dimostrato lo stesso amore per la piccola Italia? Sarebbe stato qualcuno che sarebbe tornato da lei, una volta finita la guerra, di nuovo tra le braccia tese di quella nazione bella, piagnucolona ma piena di poesia?
Sacro Romano Impero se ne andava senza discendenti. Chissà se colui che avrebbe preso il suo posto sarebbe stato qualcuno di cui lui sarebbe andato fiero.


Non moriva nei cuori delle persone, ma scompariva dalle mappe, evaporava nell'aria, come la foschia del primo mattino si dissolveva dalle sue pianure quando la luce del sole rischiarava i campi, un fumo biancastro che aleggiava sopra il fieno e poi veniva gentilmente portato via dal vento dorato dell'alba.

Non sapeva nemmeno come avesse fatto a sopravvivere fino a quel momento, come avesse fatto a trascinarsi fin lì.
Chissà, forse era stato anche merito del fatto che lui avrebbe davvero voluto tornare a casa e rivedere la sua piccola Italia. Avrebbe desiderato che il sorriso di lei potesse scaldarlo un'ultima volta, come un'aurora di dolcezza improvvisa, ma sapeva che questa sarebbe stata la sua ultima alba.
Ora, qualsiasi respiro poteva essere l'ultimo.

Non era che uno scheletro, ormai, un involucro da cui lo spirito stava uscendo in fretta. Il cuore non faceva nemmeno male, mentre pian piano rallentava i battiti.
Aprì gli occhi incrostati di polvere per guardarsi intorno, e vide la prima luce schiarire l'ampio cielo sopra di lui.
Com'era tutto silenzioso, lì intorno. Campi, alberi, animali sembravano trattenere il respiro.

Chissà, c'era qualcuno che stava pregando per lui, in quel momento?
...la sua piccola Italia, forse...?

I primi raggi di sole gli avrebbero strappato via l'ultimo soffio di vita, il calore dell'astro diurno avrebbe fermato il suo petto, lo sapeva – eppure Sacro Romano Impero voleva vederlo sorgere, voleva avvertirne per l'ultima volta il tocco tiepido sulla guancia, immaginare che non fosse solo luce, ma delle dita morbide che, gentili, scendevano ad asciugarli quell'ultima, piccola lacrima rimastagli intrappolata tra le ciglia.
...o forse, era solo una minuscola goccia di rugiada, che ancora resisteva alla luce del mattino.



~*~



Lontano da lì, Italia non stava pregando. Aveva rivolto un breve pensiero di ringraziamento al Signore come era suo solito, tuttavia, perché la giornata era bella e perché lui era vivo, ancora vivo.
Poi i suoi pensieri si erano soffermati su qualcun altro, chiedendosi se fosse vivo anche lui.

Perché mai non l'aveva seguito, quando se n'era andato?
Eh, non era che uno sguattero, in fondo; anche se avesse voluto, se avesse potuto, non ne avrebbe avuto le forze.
Ma stava diventando grande, no? Non portava nemmeno più la gonna...!
Alzò gli occhi al cielo sereno – che bella mattinata, ve, ideale per stendere i panni.

“Se mai ritornerai – pensò Italia, guardando l'orizzonte lontano, e stringendo il lenzuolo umido tra le dita magre – vedrai che troverai in me una nazione forte ed indipendente. Chissà, forse un giorno sarò degno di farti da alleato!”
Sorrise tra sé e sé – si sarebbe impegnato, per lui! - mentre la sua sagoma si confondeva nella biancheria messa a stendere, un piccolo angelo tra nuvole fatte di stoffa, gonfie di brezza contro l'azzurro intenso del giorno.


 
 
 
(Deleted comment)
Myst: HRE/Chibitaliamystofthestars on May 17th, 2012 12:36 pm (UTC)
Sono molto contenta che ti sia piaciuta! Avevo iniziato a lavorarci ancora l'anno scorso, ma erano solo frasi gettate qua e là.. almeno ho fatto bene a riprenderla in mano l'latra sera! XD

Mi piaceva l'idea di Italia, ancora ignaro della sorte di SRI, che però è comunque già proiettato nel futuro e spera di diventare abbastanza forte per essere degno di stare al suo fianco ;;
hyuukihyuuki on October 5th, 2014 09:02 pm (UTC)
Dunque… l’ho letta mentre ascoltavo la canzone che l’ha ispirata (non la conoscevo, molto bella :3) e, francamente, mi sono un po’ commossa – al passaggio in cui HRE fa riferimento al suo “successore” ed al rapporto che questi potrebbe instaurare con Italia, per la precisione.
Immaginarsi questo ragazzino biondissimo, con gli occhioni azzurri, che si spegne su un campo di battaglia mentre pensa alla bambina da cui aveva promesso di tornare è, di per sé, sempre piuttosto straziante: questo brano non fa eccezione e, beh, davvero non saprei che altro dire perché… meow ;______;. Sebbene il finale sia proiettato verso un futuro lieto e sebbene anche il momento che citavo più su, particolarmente azzeccato, venga addolcito dalla comune consapevolezza dell’esistenza di Ludwig, tutto il resto risuona d’una malinconia terribilmente amara – tratteggiata con molta delicatezza, però, senza concessioni vittimistiche, e qui sta sia il bello sia l’ICosità della situazione.