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23 January 2012 @ 08:38 pm
Cenere e neve  
Titolo: Cenere e neve
Fandom: Axis Powers Hetalia
Personaggi: Ludwig (Germania), Gilbert (Prussia) - implied Germania=Sacro Romano Impero, accenni SRIxChibitalia
Rating: rosso
Conteggio parole: 938 (fdp)
Genere: angst, introspettivo, onirico, storico in maniera "mediata"
Avvertenze: angst, suicidio, II°GM sottointesa
Riassunto: Quando cadde, non se ne rese nemmeno conto. Ad un tratto, semplicemente, aveva aperto gli occhi ed aveva capito di avere il viso affondato nella neve. Il suo corpo era troppo pesante anche solo per voltarsi e cercare di respirare meglio.
Strinse a pugno una mano; il pesante guanto di cuoio gli impediva di tastarne la consistenza farinosa. Era un peccato.

Beta: pinkabbestia
Note: partecipa alla prima settimana del COWT2 @ maridichallenge, seconda missione, squadra Magic sticks, prompt neve.





Tutt'intorno c'era solo neve.

Non c'erano ombre, non c'erano spigoli, tutto era bianco e terra e cielo si confondvano assieme, le distanze troncate dalla fitta nevicata. Ludwig camminava, ogni cosa era così confusa che non sapeva nemmeno se stesse ancora camminando sul suolo o se invece non fosse in cielo, gli stivali pesanti che affondavano in una nuvola di giaccio gelido e viscido. Era neve, quella, poi? E se fosse stata polvere, la polvere delle macerie dei bombardamenti, mista alla cenere degli incendi?
Certo era difficile camminarvi dentro. Era umida e fredda, ma sembrava viva, si avvinghiava alle caviglie ed ai polpacci come se fosse composta da tante piccole mani, mani che cercavano di trattenerlo, di farlo cadere, di trascinarlo sotto la coltre per farlo soffocare.
Ormai usava il fucile come bastone per aiutarsi ad andare avanti, la canna intasata di neve, i proiettili un'arma inutile contro un nemico fatto di gelo e solitudine.

Solitudine, perché era solo a camminare in quella vastità di un candore soffocante.
La tormenta se li era ingoiati uno dopo l'altro, erano spariti in uno sbuffo di neve. Li aveva sentiti camminare al suo fianco, il fiato pesante ed affaticato dalla marcia, le nuvolette di vapore che uscivano aritmiche dai loro polmoni stanchi. Poi, uno per volta, si erano piegati. Erano caduti. Forse erano tornati indietro. Era stato doloroso, voltarsi e vedere solo neve.
Voltarsi, e scorgere solo le proprie impronte dietro di sé.
Tornare sui propri passi, trovare macchie di sangue scuro nella neve, che andavano sparendo velocemente mentre venivano ricoperte da nuovi, gelidi fiocchi.

Solo, avanzava per pura forza di volontà. Una volontà nemmeno più sua, ormai. In realtà, voleva arrendersi, voleva lasciarsi cadere e affogare, respirare quella marea bianca, invitarla a congelargli i polmoni.
Un passo dopo l'altro, era sempre più difficile sollevare i piedi e mandarli avanti; ricadevano nella neve con tonfi attutiti, lasciando profondi buchi. Uscirne era anche più difficile, nemmeno il fucile bastava più ad aiutarlo. Rimase impiantato nella coltre, ad un tratto, una sottile linea scura a malapena percepibile nella nevicata.
Ludwig andò ancora avanti. Tossì - freddo, era davvero freddo. Non era nemmeno una sensazione così brutta, dopotutto. Alla fine di tanta fatica, di tanto sangue, quel bianco crudele era invitante.

Quando cadde, non se ne rese nemmeno conto. Ad un tratto, semplicemente, aveva aperto gli occhi ed aveva capito di avere il viso affondato nella neve. Il suo corpo era troppo pesante anche solo per voltarsi e cercare di respirare meglio.
Strinse a pugno una mano; il pesante guanto di cuoio gli impediva di tastarne la consistenza farinosa. Era un peccato.

Non era la prima volta che si ritrovava così, sconfitto, ventre a terra. Richiuse gli occhi. La mente vagava. L'ipotermia portava a fare strani sogni, lo sapeva - ma la sua mente, in quel momento, non se ne curava.
Non era la prima volta che si ritrovava così, no, il corpo massacrato, battuto quando tentava di dimostrare la sua potenza.
Si sentiva affondare nella neve sotto il peso delle sue stesse colpe; gli premevano la spina dorsale, gli schiacciavano le costole, mentre quelle piccole mani gli si avvinghiavano gelide al volto ed al collo.
No, non era la prima volta che moriva, si rese conto.
Sarebbe tornato anche stavolta? Oppure no? Voleva tornare?

Era successo molti secoli prima, ma il suono del suo pianto lui se lo ricordava ancora bene. Il pianto di qualcuno che Ludwig amava profondamente, di qualcuno che avrebbe voluto trascinare con sé nella distruzione. E lei piangeva perché non voleva vederlo sparire, perché non voleva perderlo - sembrava ingenua e semplice, ma aveva capito come sarebbe andata a finire ben prima di lui.
Finiva sempre così.

Questa volta, però, lo sapeva bene, non si meritava lacrime. Solo maledizioni ed odio.
Voleva davvero tornare?

La mano guantata si mosse, combattendo contro la morsa ferrea della neve – i fiocchi erano così veloci a cadere che l'avevano già ricoperto del tutto?
Non aveva più con sé il fucile, ma non era da Ludwig girare disarmato.
La rivoltella la portava sotto il lungo cappotto. Fu difficile raggiungerla, ogni muscolo sembrava schiacciato dal peso delle macerie delle sue città distrutte, e le dita erano congelate dal freddo come se fossero già quelle di un cadavere. Attorno - se ne accorgeva solo ora - la neve era impregnata del sangue delle sue ferite. Lo assorbiva e lo congelava, quasi glielo stesse risucchiando.

Finalmente, strinse in mano il metallo dell'arma. Ah, era caldo, in confronto alla neve - o così gli sembrava, perché comunque le sue mani erano troppo intorpidite per distinguere tra calore e gelo. La sollevò quel che bastava a portarsela accanto alla tempia - era una lotta continua contro quelle piccole mani di neve, una lotta continua contro la sua spossatezza.
Chissà, era così esausto che forse sarebbe stato inutile. Ma voleva essere sicuro; non voleva tornare, non stavolta.
Sperava solo di non avere le falangi troppo congelate per premere il grilletto.

Il silenzio della nevicata era così profondo che attutì lo sparo perfino alle sue orecchie.






"Credi che sia così facile?"

I capelli dell'altro erano così candidi che per un momento Ludwig credette che fossero coperti di neve. Ma non c'era più neve, ora, non c'era niente. Non c'era luce, non c'era buio, non c'erano né calore né gelo.

"Non puoi semplicemente scappare così. Funzionerà per gli umani, forse, ma non per noi. E poi, lo sapevi che saresti sopravvissuto, hai la scorza dura. Non riesci nemmeno ad auto-annientarti.” il sorriso attraversò il viso pallido di Gilbert come un lampo bianco.
“Rimettiti in piedi, ti daranno una mano. Lo sanno che sei ben di più di questa follia, e lo sai anche tu. Te la caverai.”

Ludwig sbatté le palpebre.
“...Bruder?”

Ma la neve era tornata, e se l'era portato via in un refolo di vento gelido.

 
 
 
Yuki Delleran: Hungary readingyuki_delleran on January 26th, 2012 11:11 pm (UTC)
Se alla fic precedente stavo ridendo, questa mi ha commosso. Riesce a trasmettere benissimo i sentimenti, le sensazioni e la disperazione di chi ha perso tutto e l'ha distrutto con le sue mani. Mi è piaciuto molto il riferimento a Sacro Romano Impero e mi ha colpito la comparsa di Gilbert, in una veste più saggia del solito e con l'aria di chi quella stessa disperazione l'ha provata sulla sua pelle.
Per concludere, mi ha fatto venire i brividi per più di un motivo.
Myst: geritalontano_lontano on January 26th, 2012 11:18 pm (UTC)
Questa è stata dura da scrivere, per ovvi motivi. Quello che volevo maggiormente comunicare era il senso di disfatta, di solitudine e di pentimento, di vergogna per i crimini commessi e di gran voglia di pagare cancellandosi dalla faccia della terra (tra l'altro, in capo ad un personaggio che in canon non è mai dipinto a questo modo)
I brividi erano il risultato sperato, immagino xD
Grazie ♥
(Deleted comment)
Myst: working germanymystofthestars on February 7th, 2012 09:48 pm (UTC)
Sono felice che ti sia piaciuta! Grazie per aver letto :)
hyuukihyuuki on October 5th, 2014 09:03 pm (UTC)
Non dovresti averle scritte in quest’ordine né di fila (presumo… ?), ma ho letto questa fan fiction praticamente subito dopo “Lascia che venga il mattino”, con la quale trovo che formi una coppia perfetta.
Il diverso peso, significato e sapore fra la “morte” di HRE e quella di Ludwig traspare benissimo da questo brano, costruito a mo’ di incubo angosciante ed opprimente, d’inquieto intrecciarsi fra confuse sensazioni del passato e tormenti del presente, con lo spettro del nazismo (e, più in generale, dei crimini di guerra di cui solo il ragazzino scomparso secoli prima non si era sporcato le mani) a strapiombo sui pensieri e sullo stato d’animo del tedesco: l’apparizione finale di Gilbert è, in tal senso, affettuosamente rincuorante - nonché molto efficace, narrativamente parlando - , seppur astratta e destinata, a sua volta, a dissolversi in neve. Ma, beh, bruder!Gil è sempre una cosa da amare ad ogni costo e, insomma, non si può dire che anche qui non faccia la sua bella figura da primadonna (?) :DD